L’EVOLUZIONE DELLO STORYTELLING: DALLA NARRAZIONE LINEARE ALLA NARRAZIONE ESPERIENZIALE
Se nei primi videogiochi la storia era un contorno, oggi è l’asse portante di un’intera industria che muove miliardi. Lo storytelling non è più un’aggiunta: è un motore comportamentale, un catalizzatore emotivo, un linguaggio culturale che connette generazioni.
E questo cambiamento non è avvenuto all’improvviso, ma attraverso tre fasi evolutive chiave.
La Narrazione Lineare L’Era del Racconto Diretto
Negli anni ’80 e ’90 la storia nei videogiochi era poco più di una cornice: “La principessa è stata rapita”, “Il mondo è in pericolo”, “Sconfiggi il boss finale”.
Eppure, quei semi hanno definito un immaginario mondiale.
- The Legend of Zelda (1986) introduce un pretesto narrativo semplice, ma che stimola l’immaginazione del giocatore.
- Final Fantasy VI (1994) eleva la struttura narrativa con personaggi memorabili, morti improvvise, ribellione politica e un villain con una motivazione chiara.
Qui lo storytelling non guida il gameplay: lo accompagna.
Parallelismo moda
Nel mondo della moda degli anni ’90 succedeva lo stesso: l’abito comunicava stile, non storia. Poi sono arrivati Alexander McQueen e John Galliano, trasformando le passerelle in racconti teatrali.
In un certo senso, ciò che Zelda fece per i videogiochi, McQueen lo fece per la moda.
La Narrazione Cinematografica Quando il Videogioco Diventa Film
L’arrivo della grafica 3D, del doppiaggio professionale e dell’animazione avanzata apre le porte alla “era cinematografica” dei videogiochi.
È qui che lo storytelling inizia davvero a diventare arte.
I titoli cardine della trasformazione
- Metal Gear Solid (1998) introduce cutscene complesse e un regista vero: Hideo Kojima.
- Half-Life (1998) elimina le interruzioni e narra senza mai togliere il controllo al giocatore.
- Uncharted (2007) fonde cinema d’avventura, ritmo da blockbuster e dialoghi brillanti.
Parallelismo cinema
Proprio come Hollywood abbracciava saghe narrative interconnesse (MCU, Il Signore degli Anelli), i videogiochi scoprono il potere della serialità emotiva:
ci si affeziona ai personaggi non per il gameplay, ma per il loro arco narrativo.
La Narrazione Esperienziale Il Giocatore è L’Autore
La terza rivoluzione avviene quando il videogioco smette di raccontare una storia e inizia a farla vivere.
È la fase in cui:
- le scelte del giocatore contano,
- la percezione cambia,
- il contesto narrativo è dinamico,
- il significato emerge dall’esperienza, non dal dialogo.
Esempi emblematici:
- Journey (2012): nessuna parola, solo un viaggio simbolico interpretato emotivamente dal giocatore.
- Outer Wilds (2019): una narrazione circolare basata sul tempo e sulla scoperta, senza spiegazioni dirette.
- The Last of Us Part II (2020): un racconto divisivo che costringe il giocatore a cambiare prospettiva, rompendo la comfort zone emotiva.
Parallelismo moda e design
È la stessa filosofia dietro i brand che costruiscono esperienze, non prodotti:
- Aesop, con negozi progettati come micro-narrazioni architettoniche;
- Loewe, che trasforma la moda in meta-storytelling, come nella collezione ispirata all’artigianato fantasy;
- Gucci, con progetti immersivi come Gucci Garden su Roblox.
Il giocatore, come il cliente, diventa protagonista.
Perché lo Storytelling Funziona: Neuroscienza e Marketing
Oggi lo storytelling non è una questione di trama.
È una questione di biologia.
- Le storie attivano l’area limbica del cervello, aumentando il rilascio di dopamina.
- Migliorano la memorizzazione fino al 22x rispetto a informazioni isolate (dato Nielsen).
- Creano “empatia simulata”: il cervello vive le emozioni del personaggio.
Per questo giochi come God of War, The Witcher 3 e Red Dead Redemption 2 restano iconici:
perché li abbiamo sentiti, non solo giocati.
Parallelismo moda
È lo stesso motivo per cui un brand con storytelling coerente (es. Moncler Genius, Louis Vuitton x Murakami) sopravvive oltre la stagione:
la narrabilità genera valore culturale.
LE 5 NARRAZIONI CHE HANNO CAMBIATO PER SEMPRE IL VIDEOGIOCO
Non sono semplici giochi: sono pietre miliari culturali.
Hanno ridefinito il linguaggio, influenzato cinema, moda, narrativa, persino il marketing esperienziale.
Ognuno di essi ha introdotto un nuovo modo di pensare il rapporto tra giocatore, mondo e significato.
The Last of Us (2013) L’Emozione Come Gameplay
Non ha inventato lo storytelling nei videogiochi.
Ma l’ha umanizzato.
Il rapporto Joel–Ellie è costruito con una cura drammaturgica degna delle migliori serie HBO.
Non è un caso che HBO stessa ne abbia tratto una serie monumentale.
Perché è rivoluzionario
- Introduce una scrittura basata su silenzi, sguardi, micro-reazioni.
- Usa il gameplay come estensione emotiva (la tensione nei combattimenti è narrativa).
- Non semplifica mai il dolore: lo affronta.
Parallelismo moda
È l’equivalente videoludico del lavoro di Raf Simons: intimo, personale, emotivamente brutale.
Journey (2012) La Storia Senza Parole
Un titolo che ha cambiato la percezione stessa di cosa può essere una storia.
Nessun dialogo, nessun testo, nessuna voce narrante.
Solo movimento, musica, simboli e un compagno sconosciuto che appare come presagio o destino.
Perché è rivoluzionario
- Introduce uno storytelling solo percepito, non spiegato.
- Trasforma la cooperazione casuale in emozione pura.
- Porta il minimalismo estetico al livello di arte contemporanea.
Parallelismo arte
Gli stessi principi della videoarte di Bill Viola: la narrazione è esperienza, non racconto.
Red Dead Redemption 2 (2018) Il Romanzo Americano Diventa Videogioco
Un’opera monumentale, figlia di una regia cinematografica che si ispira chiaramente a Eastwood, Leone e Ford.
Arthur Morgan è un personaggio scritto come in letteratura:
ha un arco narrativo, contraddizioni morali, debolezze, evoluzioni.
Perché è rivoluzionario
- Introduce il tempo lento come scelta narrativa deliberata.
- Trasforma il mondo aperto in un vero ecosistema emotivo.
- Attraverso Arthur racconta la fine di un’epoca, non solo la fine di una banda.
Parallelismo cinema
È il “There Will Be Blood” dei videogiochi: un mondo che muore, un uomo che cambia.
Bioshock (2007) Quando il Gameplay Ti Mente
“Would you kindly?”
Una frase che ha trasformato per sempre la percezione del giocatore.
Bioshock è il primo grande gioco che utilizza il gameplay per creare un plot twist meta-narrativo:
scopri che non sei mai stato libero.
Perché è rivoluzionario
- Il twist non è nelle cutscene: è nei comandi stessi.
- Ironizza sul concetto di “scelta nel videogioco”.
- Crea una distopia estetica che influenzerà moda, arte e architettura.
Parallelismo moda/architettura
Rapture è la versione videoludica delle città art déco di Erte, Chanel anni ’30, e Fritz Lang in Metropolis.
Undertale (2015) Il Giocatore Come Responsabile Morale
Un’opera indipendente che smonta e reinventa i tropi dell’RPG giapponese.
Il mondo ricorda quello che hai fatto, anche tra una run e l’altra.
Il finale non è un “risultato”: è un giudizio morale.
Perché è rivoluzionario
- Introduce la moralità non come scelta, ma come conseguenza.
- Ridefinisce il concetto di metanarrativa.
- Mostra che un singolo autore (Toby Fox) può cambiare un intero settore.
Parallelismo cultura pop
È il “Bo Burnham’s Inside” dei videogiochi: un’opera piccola che dice cose enormi.
I 3 FATTORI CHE ACCOMUNANO TUTTI QUESTI CAPOLAVORI
- Autorialità forte
Questi giochi hanno creatori con una visione chiara.
Come nella moda: Simons, McQueen, Demna. - Coraggio tematico
Parlano di morte, sacrificio, identità, fallimento, destino.
Non hanno paura di dividere. - Gameplay e storia non sono separati
Non si limitano a “mostrare” la storia: la fanno vivere.
VERSO UNA NUOVA COSCIENZA NARRATIVA
L’evoluzione dello storytelling nei videogiochi non è una progressione tecnica, ma una maturazione culturale. Ci ha portati dai racconti lineari degli anni ’80, alle regie cinematografiche degli anni 2000, fino alla sensibilità esperienziale che caratterizza le opere contemporanee.
È un percorso che non ha solo migliorato la qualità delle storie: ha ridefinito il ruolo del giocatore, trasformandolo da spettatore a parte attiva, da fruitore a co-autore.
Oggi i videogiochi sono diventati ciò che il cinema fu negli anni ’70 e la moda negli anni ’90:
un laboratorio creativo dove si sperimenta un nuovo linguaggio.
Un linguaggio che parla per immagini, sensazioni, scelte, percorsi morali, sistemi complessi che reagiscono alla presenza umana.
E se c’è un filo rosso che unisce The Last of Us, Journey, RDR2, Bioshock e Undertale, è la capacità di andare oltre l’intrattenimento.
Questi titoli non raccontano solo storie: interrogano, provocano, risonano.
Mostrano che la narrazione videoludica non è più un genere: è una forma d’arte autonoma.
Ed è proprio qui che si apre la porta verso un nuovo orizzonte.
Lo spunto per il futuro
Le prossime domande non riguarderanno più come raccontare una storia dentro un videogioco, ma come i videogiochi cambieranno il nostro modo di capire le storie nel cinema, nella moda, nel design, nella comunicazione, nelle identità digitali.
Stiamo entrando in un’epoca in cui:
- i mondi virtuali influenzeranno la cultura più dei media tradizionali,
- la percezione individuale diventerà parte della struttura narrativa,
- e l’esperienza sarà la nuova forma di scrittura.
lo storytelling videoludico è solo all’inizio della sua rivoluzione culturale.
E ciò che vedremo nei prossimi anni non sarà un’evoluzione tecnica, ma un cambio di paradigma su come narriamo e viviamo le storie.

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